Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Lucernario", José Saramago

02/04/2017 22:55  0 commenti  Alessandro

Scritto tra la fine degli anni quaranta e l’inizio dei cinquanta ma pubblicato solo nel 2011, a un anno dalla scomparsa dell’autore, Lucernario è il secondo romanzo di José Saramago. Perduto (o silenziosamente censurato?) dalla casa editrice, è miracolosamente ricomparso solo nel 1999, durante un trasloco.

A scriverlo fu un Saramago giovanissimo e si vede, la forma infatti è molto diversa da quella a cui ci ha abituato in romanzi come Memoriale del convento o Cecità: la punteggiatura è ancora tutta al suo posto, dialoghi e descrizioni sono ben distinti e mancano le sue caratteristiche “intrusioni” e divagazioni. Nonostante questo Lucernario è comunque un romanzo particolare.

Salta subito all’occhio la claustrofobica ambientazione, un palazzone di un quartiere popolare nella Lisbona dei primi anni cinquanta, micromondo in cui convivono, nascosti dietro un sottile velo di falsa cortesia, sogni, delusioni, successi e fallimenti di sei famiglie molto diverse tra loro. I personaggi di conseguenza sono tantissimi e capitolo dopo capitolo si contendono l’attenzione del narratore, il cui occhio si sposta di appartamento in appartamento con fare quasi documentaristico.

A un primo livello di lettura, documentario mi sembra la parola giusta per descrivere Lucernario. Una vera e propria trama infatti non esiste e per tutto il romanzo non succede nulla di davvero straordinario: i personaggi sono tutt’altro che eroi (molti li vedrei più come dei vinti), non ci sono nemici da sconfiggere (se non quelli che nascono dall’invidia e dal sospetto) e l’obiettivo comune è tirare avanti la giornata con rassegnazione e scarso entusiamo.

A una lettura più attenta invece è chiaro che la commedia umana messa in scena da Saramago è un pretesto per parlare in modo indiretto del Portogallo di quegli anni bui, un paese isolato e retrivo, da quasi trent’anni nella morsa della dittatura fascista. La situazione politica non è mai citata direttamente e in modo chiaro (il regime salazarista avrebbe censurato il libro e/o impedito la pubblicazione) ma risulta evidente dal periodo in cui è ambientato il romanzo e da alcuni dialoghi all’apparenza innocui. Saramago non ne parla mai apertamente (se non tramite Abel, l’ultimo arrivato nel palazzo) ma la fa emergere indirettamente dal comportamento dei personaggi, per esempio nel padre autoritario che si mette a spiare i movimenti della figlia o nella zia che complotta per leggere il diario segreto della nipote (con un piano che sembra la parodia dei metodi della PIDE.) O, ancora, nelle false accuse ai danni di un innocente (evento che “compatta” il palazzo verso un “nemico” comune.) Alla luce di questo potrebbe non essere un caso che l’editore “perse” il romanzo ma probabilmente la verità non la sapremo mai.

Per concludere, Lucernario è un romanzo molto bello e particolare, sicuramente rivoluzionario per l’epoca in cui fu scritto ma non meno interessante oggi, a distanza di quasi sessant’anni.



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