Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Alabarde alabarde", José Saramago

05/01/2017 23:30  0 commenti  Alessandro

È possibile, chissà, che magari io scriva un altro libro — José Saramago, 15 agosto 2009

Pubblicato postumo nel 2014, Alabarde alabarde è il libro a cui Saramago stava lavorando prima di morire.

L’idea alla base di questo romanzo nasce da una domanda che da tempo lo assillava: perché non si è mai avuta notizia di uno sciopero nell’industria degli armamenti? Effettivamente è una domanda curiosa e, vedendo ciò a cui Saramago ci ha abituato, sono sicuro che ne sarebbe uscito qualcosa di davvero eccezionale!

Parlo al condizionale perché sfortunatamente il libro è rimasto incompiuto a causa della morte di Saramago, avvenuta il 18 giugno del 2010. Egli stesso era preoccupato di questa eventualità ma purtroppo la leucemia non gli ha lasciato scampo: tre soli capitoli e una manciata di appunti, non c’è altro. Il materiale è davvero poco, appena un’introduzione a una storia di cui non conosceremo mai la conclusione.

Il protagonista è Artur Paz Semedo, appassionato di armi da fuoco (senza tuttavia aver mai sparato un colpo) e di storie di guerra, da vent’anni occupato nei servizi di fatturazione di armamento leggero e munizioni delle Produzioni Bellona S.A., storica fabbrica d’armi. Sogna di essere promosso agli armamenti pesanti ma è proprio a causa del suo lavoro che la moglie Felícia lo ha lasciato (per coerenza dice, essendo lei una pacifista convinta).

Durante la lettura de L’Espoir (La speranza) di André Malraux, romanzo basato sull’esperienza del suo autore durante la guerra civile spagnola, lo colpisce il riferimento all’episodio di alcuni operai fucilati per aver sabotato degli obici, un atto, per lui che lavora nel settore, abbastanza riprovevole.

[…] verso la fine c’è un riferimento ad alcuni operai che furono fucilati a milano per aver sabotato degli obici, E allora, Ti pare brutto, domandò lui. Né brutto né bello, mi pare solo giusto che loro lo avessero fatto, Giusto, giusto, si scandalizzò artur paz semedo, facendo vibrare d’indignazione la membrana interna della cornetta, Sì, non solo giusto, ma necessario, dato che erano contro la guerra, Certo, e ora sono morti. Di qualcosa si deve morire, Il cinismo non ti dona […] Sto solo difendendo il mio lavoro […]

La conversazione è solo apparentemente innocua e accende qualcosa nella testa di Artur Paz Semedo: la sua unica certezza nella vita, quella sua grande passione per le armi da fuoco, inizia a incrinarsi. Perché rischiare la vita per queste azioni di sabotaggio? Si tratta di azioni da lodare o da condannare? Artur Paz Semedo inizia così a indagare negli archivi storici delle Produzioni Bellona S.A., alla ricerca di documenti sull’attività dell’azienda durante la guerra civile spagnola, in particolare prove della vendita di armi ai fascisti.

Devo riattaccare, Prima, ti do ancora un suggerimento […] Qual è il suggerimento, Investigare negli archivi dell’azienda se negli anni della guerra civile di spagna, tra il trentasei e il trentanove, furono venduti dalle produzioni bellona s.a. armamenti ai fascisti, E che ci guadagnerei con questo, Niente, ma impareresti qualcosa in più sul tuo lavoro e sulla vita.

Sull’opera in sé non c’è molto da dire sennonché è un ottimo inizio ma tre soli capitoli, per quanto densi e ben scritti, mi sembrano un po’ pochi per giustificarne la pubblicazione in pompa magna.

Il sospetto lo avevo ancora prima di ordinarlo (ormai più di due anni fa!) e la conferma è avvenuta dopo poche pagine di prefazione: questo libro è una colossale presa in giro! Confezionata con cura, ma pur sempre una presa in giro! E io, che allora ero nel pieno del mio periodo “Saramago is my life”, ci sono cascato in pieno.

Di centododici pagine solo la metà sono scritte da Saramago: ventotto pagine sono invece occupate dalla prefazione di Fernando Gómez Aguilera e altrettante sono occupate da uno scritto di Roberto Saviano. Il romanzo vero e proprio conta cinquanta pagine scarse, a cui si aggiungono alcuni frammenti provenienti dal diario di Saramago (le cui note però sono già presenti nella prefazione.) Il tutto stampato in un formato un po’ più piccolo del solito, con carta spessa e un carattere un po’ più grande del normale. Prezzo di copertina: dieci euro, più di un Saramago “completo”.

È brutto fare questo tipo di confronti, la letteratura non si giudica in base al rapporto “euro/numero di pagine” ma in questo caso è palese l’intenzione della Feltrinelli di fare cassa giocando con la passione dei propri lettori (clienti?) più fedeli.

Mettendo un attimo da parte la polemica, Alabarde alabarde è pur sempre un’interessante testimonianza di un grandissimo autore, il suo canto del cigno e per questo lo consiglierei solo a chi ha già letto tutto (o quasi) quello che Saramago ha scritto.



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