Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Le mille e una notte", AA.VV.

26/01/2017 22:50  0 commenti  Alessandro

Le mille e una notte è un’antica raccolta di racconti le cui prime tracce scritte risalgono addirittura al 900 d.C. Altre storie si svilupparono a partire da questo nucleo centrale, per giungere a una “versione definitiva” solo verso il XV secolo. Nel complesso si tratta di una delle più antiche testimonianze di letteratura araba.

Molti dei racconti fanno ormai parte dell’immaginario collettivo e in una qualche versione sono già noti ai più (Aladino e la lampada magica, Sindbad il marinaio o la storia di Shahrazād, che fa da cornice narrativa all’intera opera) ma mi allettava l’idea di leggerne la versione originale (anche se risulta difficile stabilire una vera e propria “versione originale” de Le mille e una notte!)

La trama è relativamente semplice. Il re persiano Shahrīyār, dopo aver scoperto il tradimento di una delle sue mogli e aver accusato l’intero genere femminile delle peggio cose, per vendicarsi dell’affronto subito decide di prendere in sposa una nuova fanciulla ogni giorno, per farla poi giustiziare al termine della prima notte di nozze. Per porre fine al massacro Shahrazād, una delle figlie del gran visir, decide di offrirsi volontariamente come sposa. Ovviamente ha un piano per non essere uccisa: ogni notte racconta al re una storia così appassionante che al mattino il re, ormai curioso di scoprirne il finale, è costretto a rimandare i suoi propositi omicidi, giorno dopo giorno.

I racconti di Shahrazād proseguono per giorni e giorni e spesso si estendono ingegnosamente su più livelli (nel senso che viene raccontata una storia in cui uno dei personaggi racconta una storia in cui uno dei personaggi racconta una storia… ecc.) La quantità di novelle (alcune brevissime, altre più corpose) che si innestano quindi è notevole ed è un attimo perdersi in questa “confusione” ma a mio parere è proprio questo il fascino de Le mille e una notte, un caleidoscopio letterario da cui è difficile uscire.

Nonostante questo, alla lunga i racconti tendono a diventare un po’ ripetitivi (ci sono sempre una maga, un genio o una sorta di fata a fare da deus ex machina, un oggetto magico da usare nel posto giusto, poveracci che si arricchiscono grazie a mirabolanti imprese, colpi di fulmine sempre ricambiati, ecc., il tutto condito da una quantità spropositata di coincidenze da mettere in crisi la sospensione dell’incredulità di chiunque) ma nel complesso si leggono con piacere. Il loro contenuto a volte un po’ infastidisce (maschilismo imperante, donna vista principalmente come premio sessuale, ecc.) ma si tratta pur sempre di scritti di mille anni fa, allora c’era un diverso concetto di civiltà che non ha senso giudicare con gli standard odierni. C’è però da dire che episodi più “moderni” non mancano, come la storia di Ali Baba e i quaranta ladroni sterminati da una schiava o la stessa Shahrazād (tra parentesi… credevo che nel nome “Ali Baba” ci andassero un paio di accenti ma nella mia edizione del racconto non ce n’è traccia e non ho capito se è un errore o una grafia alternativa…)

Consigliato? Sì, senz’altro! Non è uno di quei libri da leggere tutto d’un fiato ma una lettura se la merita sicuramente!



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