Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Frankenstein", Mary Wollstonecraft Shelley

17/05/2016 22:50  0 commenti  Alessandro

Nato dalla mente di una giovanissima Mary Shelley, Frankenstein è senza ombra di dubbio uno dei più grandi romanzi della letteratura gotica (e non solo). Difficile quindi recensire un libro su cui sono stati scritti fiumi d’inchiostro e che ha avuto un impatto così grande nell’immaginario collettivo: che altro potrò mai aggiungere a quanto già detto? Ci ho riflettuto un po’ ma alla fine ho deciso di scrivere comunque qualche riga, d’altronde questo blog è nato proprio per questo, no?

È la storia di Victor Frankenstein, scienziato che sfida la natura e le sue leggi, piegandole al suo volere, riuscendo nell’impossibile: creare la vita. L’entusiasmo di essere riuscito in tale impresa però dura poco, giusto il tempo di rendersi conto con orrore a cosa ha dato vita: a una creatura dall’aspetto ripugnante, un demone (come la chiama lui). Rifiutata dal suo stesso creatore, essa non può far altro che fuggire.

Al di là dell’aspetto, la creatura non è affatto malvagia e per di più è dotata di grande intelligenza, fatto che le permette di imparare a leggere e di intuire l’importanza dei legami sociali e affettivi. Ha sete di sapere ma come un neonato non ha alcuna concezione del bene e del male: assiste alla cattiveria di cui sono capaci gli esseri umani ma anche a momenti di grande bontà e dolcezza e, confusa, si interroga su come questa razza possa far coesistere al suo interno tanta diversità. Quello della creatura è uno sguardo critico e spietato sull’umanità e le sue mille contraddizioni, uno sguardo esterno e privo di pregiudizi.

Di pregiudizi invece è pieno il mondo e l’aspetto della creatura è sufficiente a condannarla all’odio e alla paura della folla, in quella che è una vera e propria dittatura dell’apparenza (non è un caso che l’unica persona con cui riesce a instaurare un dialogo sia un vecchio cieco!) La paura del diverso è uno dei grandi temi di questo romanzo.

Altro grande tema è l’impenetrabilità dei misteri della natura e dell’universo, entità ben superiore alla miseria umana. Frankenstein con i suoi studi e gli esperimenti ottiene i poteri di un dio ma è un dio imperfetto e come tale è destinato a fallire, incapace di controllare la sua stessa creazione.

“Tu sei il mio creatore, ma io sono il tuo signore; obbedisci!”

Rifiutata, incompresa, tradita… colma di rabbia la creatura scatena la sua vendetta verso Frankenstein, colpevole di averle egoisticamente dato un aspetto così mostruoso, condannandola a una vita di solitudine e sofferenza. A farne le spese però saranno soltanto vite innocenti, spazzate via dalla furia della creatura, ora diventata bestia. Difficile dire con certezza chi sia il vero “cattivo” in questa storia, se Frankenstein, la sua creatura o l’umanità intera!

Inutile dire che mi è piaciuto davvero tanto, lettura consigliatissima!



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