Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Il dilemma dell'onnivoro", Michael Pollan

17/04/2016 22:00  0 commenti  Alessandro

“Oggi molti si accontentano di mangiare senza pensare: questo libro non fa per loro, perché leggendolo si rovinerebbero l’appetito.”

Il dilemma dell’onnivoro è un libro-inchiesta che cerca di rispondere a una domanda (apparentemente) banale: che cosa mangiamo e perché? Paradossalmente però la risposta a una domanda così importante non è affatto semplice…

Il termine usato, dilemma, non è causale ed è lì nel titolo a evidenziare l’innata complessità della questione. Il mio primo pensiero infatti è andato subito alla teoria dei giochi (affascinante assai) e ad altri famosi dilemmi a essa collegati come quelli del viaggiatore e del prigioniero, a cui mi ero appassionato in passato.

Il dilemma dell’onnivoro ha origini antichissime ed è una diretta conseguenza del nostro essere in cima alla piramide alimentare: avendo a disposizione un così vasto assortimento di cibo, come scegliere cosa mangiare? Fin dalla notte dei tempi i nostri sensi ci sono venuti in aiuto facendoci inconsciamente puntare al dolce (zucchero, energia quindi) evitandoci allo stesso tempo tutto ciò che ci causa disgusto (carne putrida in primis). Questo discorso però era valido soprattutto agli albori dell’umanità, quando l’uomo raccoglieva bacche potenzialmente mortali e non era in grado di conservare a lungo la carne degli animali cacciati. Al giorno d’oggi, nell’era dell’informazione globale, dovrebbe essere semplice riconoscere il cibo buono da quello cattivo ma con gli scaffali dei supermercati colmi di ogni genere alimentare immaginabile il dilemma è tornato… ed è più subdolo che mai! Per fortuna che gli uffici marketing delle multinazionali alimentari ci vengono in soccorso!

La profusione di prodotti nei nostri supermercati ci disorienta e ci riporta al tempo delle scelte: quale di questi bocconcini all’apparenza gustosi è potenzialmente in grado di uccidermi (forse non con la rapidità di un fungo velenoso, ma con altrettanta certezza)? L’eccessiva abbondanza, senza dubbio, complica le scelte.

Una cosa che non conoscevo (e che mi ha stupito) è il ruolo fondamentale che ha il mais nell’industria alimentare, frutto di decenni di politiche (leggi: lobbismo) che a leggerle ora disgustano per la loro spregiudicatezza e l’insostenibilità a lungo termine: un circolo vizioso in cui il contadino sopravvive producendo quantità di mais sempre maggiori, contribuendo così a tenerne miseramente basso il prezzo, tutto a beneficio dell’industria alimentare che con il mais ci fa letteralmente di tutto (dal mangime per gli animali ai Chicken McNuggets del McDonald’s).

Pollan ha quindi attraversato gli Stati Uniti per capire come le immense distese di mais dell’Iowa si trasformano in gustose proteine pronte da grigliare e le sue conclusioni sono raccolte in queste quattrocentocinquanta pagine densissime di contenuti. Gli argomenti sono davvero tantissimi, dal biologico (o presunto tale) agli allevamenti intensivi passando per la fattoria sostenibile e i fast food. La lettura è scorrevole e Pollan è abilissimo a catturare l’attenzione del suo pubblico con uno stile leggero e ironico che però non manca di serietà e umanità nei momenti più drammatici (il macello…) Inoltre non manca mai qualche frecciatina rivolta alla scarsissima cultura alimentare del nordamericano medio, membro onorario della cosiddetta “repubblica obesa”.

[…] il nordamericano medio è come un sacchetto di chips al mais con le gambe.

È un libro molto bello e interessante. L’ironia come dicevo non manca ma fornisce tantissimi spunti di riflessione. Probabilmente nessuno diventerà vegetariano grazie a esso (Pollan stesso ammette di aver fallito miseramente) ma sicuramente ci dà gli strumenti per rispondere alla domanda Che cosa mangiamo e perché? con cognizione di causa e non per ideologia.

Secondo me è un libro che tutti dovrebbero leggere con attenzione.



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