Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Neanche gli Dèi", Isaac Asimov

20/01/2016 23:50  0 commenti  Alessandro

Era dai tempi dell’università che volevo leggere qualcosa di Asimov, il ciclo delle Fondazioni e quello dei Robot sono nella mia wishlist da anni, ma per un motivo o per l’altro ho sempre rimandato sia l’acquisto che la lettura: prima o poi verrà anche il loro momento!

Nell’attesa mi sono letto Neanche gli Dèi, uno dei libri vinti grazie al concorso di Capricci d’inchiostro.

Le circostanze che portarono alla nascita di questo romanzo sono curiose: durante un dibattito su argomenti fantascientifici lo scrittore Robert Silverberg si lasciò sfuggire il plutonio 186, isotopo che fisicamente non può esistere (non con queste leggi fisiche). Quando Asimov glielo fece notare Silverberg rispose con un testardo “E allora?” al quale Asimov ribattè con “Solo per dimostrarti la portata della tua ingenuità, scriverò una storia sul plutonio 186!”

La trama è abbastanza semplice e ruota attorno a una avanzatissima tecnologia in grado di produrre energia pulita in maniera gratuita e pressoché illimitata: si tratta di una vera e propria rivoluzione scientifica ma soprattutto è la risposta a tutti i problemi energetici della Terra. Il “miracolo” è stato reso possibile grazie all’aiuto di una razza aliena estremamente avanzata proveniente da un universo parallelo al nostro (detto parauniverso), le cui intenzioni però non sono del tutto chiare. Il fantomatico plutonio 186 è al centro della comunicazione tra i due universi.

Come ammette lo stesso Asimov all’inizio del libro, scrivere una storia sensata avendo come premessa l’esistenza del plutonio 186 non fu facile: in quest’ottica l’espediente di un parauniverso governato da leggi fisiche differenti è azzeccatissimo anche se non particolarmente originale. La possibilità di plasmare un intero universo secondo le proprie necessità è un vero e proprio deus ex machina e il rischio di non riuscire a uscirne in maniera tradizionale è concreto. Non a caso il difetto maggiore di questo libro è il finale deludente e frettoloso: dopo un inizio avvincente e una seconda parte molto particolare, le ultime cinquanta/cento pagine lasciano veramente l’amaro in bocca.

Una menzione speciale va alla seconda parte del romanzo, completamente ambientata nel parauniverso: per la prima volta Asimov si cimenta nella rappresentazione di creature extraterrestri e lo fa creando una civiltà aliena dalla sociologia complessa e particolareggiata senza cadere nei cliché del genere. Dopo un iniziale smarrimento (lo stacco tra prima e seconda parte è netto, così come tra la seconda e la terza) mi sono ritrovato completamente immerso in questo mondo alieno così diverso e affascinante: senza ombra di dubbio si tratta della parte migliore del libro. La cura per i dettagli è tale che la struttura stessa dei capitoli incarna l’essenza di questa civiltà.

Il romanzo, come già accennato, è diviso in tre parti. Leggendo di seguito i corrispettivi titoli si ottiene la seguente frase:

Contro la stupidità neanche gli Dèi possono nulla?

Direi che il senso del libro sta proprio qui.

Tutto sommato non è un brutto romanzo: si legge con piacere, non ha contorsionismi strani ed è anche piuttosto appassionante. Peccato solo che il finale non sia all’altezza del resto altrimenti sì che Neanche gli Dèi sarebbe stato un vero capolavoro!



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