Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Copia-e-incolla", Danny Wallace

07/12/2015 00:35  0 commenti  Alessandro

Una sera, una normalissima sera come tante, tornate a casa e trovate questo messaggio:

Tom,
me ne vado, ma non ti lascio.
Tu continua come se fosse tutto normale.
Con amore,
Hayley

Shock. Panico. Che cosa diavolo significa tutto questo?

Essere lasciati non è mai una bella esperienza ma per lo meno si ha una certezza, quella della rottura. All’inizio fa male ma poi la si accetta e alla fine si arriva alla conclusione che è meglio che sia andata così. Penso sia capitato a tutti. Si chiude un capitolo della propria vita, archiviato e probabilmente presto dimenticato e si guarda al futuro. Ma com’è essere non lasciati?

È il dilemma che si trova ad affrontare Tom, l’io narrante di questa storia. Cosa significa quel messaggio? Dov’è andata Hayley? Tornerà? Ma soprattutto, perché l’ha fatto?

Tom, sconvolto, vuole delle risposte e questo lo porterà a indagare sul passato della sua (ex?) ragazza fino a porsi la fatidica domanda: chi è realmente Hayley? Una ragazza fragile, così insicura e incapace di creare un’immagine di sé autentica da ridursi a copiare quella degli altri, ecco chi è Hayley. E Tom, così preso da questa storia, non se lo aspettava.

Cambiare, adattarsi, compiacere, tutto per soddisfare questo bisogno di essere accettata.

Qui entra in gioco uno dei temi principali del romanzo: la ricerca di sé.

Sei infelice? La tua vita non ti soddisfa? Copia quella di un qualcun altro! Scegli una persona interessante, seguila, fa’ quello che fa lei! Attraversa la strada? Attraversala anche tu. Sale su un taxi? “Presto, segua quel taxi!” Sta entrando in un ristorante? Seguila e ordina le stesse cose. Compra il giornale? Fallo anche tu.

Lo si vede sempre più spesso ormai, che è più facile vivere attraverso qualcun altro piuttosto che diventare veramente sé stessi

Riempire la propria esistenza con frammenti di quella di sconosciuti notati casualmente al ristorante, alla fermata dell’autobus o al pub: sinceramente mi sembra un modo bizzarro per scoprire sé stessi ma per fortuna è solo un romanzo (spero), posso anche accettarlo.

Tom scopre così il CC, un misterioso gruppo di supporto (stile Alcolisti Anonimi) popolato da personaggi eccentrici (e problematici, aggiungerei) che si incontrano per raccontarsi le “copiature” più interessanti (solo io penso siano degli psicopatici? Giusto per capire…)

Hayley era una di loro. Però lei si è spinta oltre.

Era andata in cerca di sé stessa. Ma non era riuscita a trovarsi. Perché, per quanto triste possa sembrare, lei non era nessuno.

Un po’ per cercare di entrare nella mente di Hayley e un po’ spronato da Pia, una ragazza del gruppo, Tom inizia a sua volta a effettuare i suoi primi inseguimenti. E qui iniziano le note dolenti.

L’idea alla base del romanzo è sicuramente originale e interessante (l’incipit è semplice ma decisamente intrigante) ma lo sviluppo lascia parecchio a desiderare. I primi capitoli in realtà non mi sono dispiaciuti ma la parte centrale è una sequenza infinita di episodi malamente collegati senza né capo né coda e la conclusione non colpisce se non per la sua prevedibilità.

All’inizio gli inseguimenti di Tom o le sue disavventure in radio (dove lavora) possono anche risultare divertenti (i nazisti della marmellata! xD) ma alla lunga il romanzo si fa monotono e noioso. Quasi metà della storia infatti è basata su questo canovaccio, ripetuto fino allo sfinimento:

  1. Tom in viaggio sui mezzi verso il lavoro (bonus: contemplazione della città che ancora dorme)
  2. Disavventura del giorno sul luogo di lavoro
  3. Pia e Tom inseguono qualcuno (bonus: filosofia spicciola sulla felicità, la ricerca di sé e l’arte di copiare gli altri) e finiscono in qualche situazione assurda/bizzarra (club esclusivo, zoo, ecc.)

Più volte ho pensato alle possibili conseguenze di alcuni di questi episodi all’interno della trama principale (lo scippo, la fuga della scimmietta, ecc.) ma la spiegazione di Wallace è solo un breve e veloce accenno nelle ultimissime pagine (“ecco sì, c’era questa questione aperta, si risolve così: blablabla”, stile titoli di coda di certi film). Se c’è una cosa che odio in un libro è la presenza di pagine e pagine fini a sé stesse, messe lì solo per allungare il brodo: una presa per i fondelli insomma.

Essendo Tom protagonista e narratore noi vediamo gli altri personaggi attraverso i suoi occhi ma anche qui siamo ai limiti dell’assurdo. Nessuno intorno a lui è una persona normale, tutti, nessuno escluso, escono direttamente dalla fabbrica degli stereotipi: la collega stupida e quella arrivista, il tirocinante sfigatello che porta il caffè, l’attore famoso con un segreto da nascondere, il maschio alfa in carriera (lol?), ecc. Manca solo la millennial che parla per #hashtag. Ah no, c’è pure lei. Macchinette stereotipate che esistono solo per fargli fare qualcosa. Tom d’altronde è l’unico personaggio che in un certo senso ha una crescita ma il suo sviluppo è banale e spesso insensato: le sue azioni a volte sembrano decise dal caso e il personaggio finisce a fare cose senza alcuna ragione.

Le premesse per un capolavoro c’erano tutte, peccato però che l’autore abbia voluto strafare, mandando così a quel paese le buone idee presenti nel romanzo: idee interessanti lasciate tristemente annaspare in oltre 350 pagine (che potrebbero tranquillamente diventare meno di 200 senza che la storia ne risenta). L’impressione che ho avuto da questo libro è che sia stato scritto in fretta e furia senza un’idea chiara di dove andare a parare e questo spiegherebbe i comportamenti incoerenti dei personaggi, la confusione generale e gli episodi tenuti insieme in modo evidentemente forzato.

Peccato davvero. In mano al regista giusto però potrebbe venire fuori qualcosa di interessante, spero in questo! :D



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