Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "I capelli di Harold Roux", Thomas Williams

24/11/2015 21:45  0 commenti  Alessandro

I capelli di Harold Roux è il libro con cui nel 1975 Thomas Williams vinse il National Book Award, il massimo premio letterario americano (battendo in finale, tra gli altri, Philip Roth e Vladimir Nabokov). Nonostante l’importante riconoscimento ottenuto oltreoceano la prima edizione italiana è stata pubblicata solo di recente ed è grazie a Fazi Editore che oggi è possibile riscoprire questo autore!

Innanzitutto questo non è un romanzo “normale” ma un (riuscitissimo) esperimento di metaromanzo e come tale si porta dietro un complicato intreccio di storie annidate (e parallele, in un certo senso).

A livello più esterno c’è Aaron Benham, professore di letteratura inglese che sta cercando di terminare il suo ultimo romanzo, I capelli di Harold Roux. Per questo motivo si è preso un anno sabbatico ma imprevisti, ricordi e mille piccole cose lo distraggono dal suo compito. Di tanto in tanto qualcosa riesce a scrivere ed ecco quindi che la narrazione alterna frammenti della sua vita alle vicende di Allard Benson e Harold Roux, i due protagonisti di questo romanzo nel romanzo.

Allard e Harold frequentano la stessa università, sono innamorati della stessa ragazza (Mary) ed entrambi sognano di diventare scrittori. Sono amici ma sono l’uno l’opposto dell’altro.

Harold è un ragazzo un po’ goffo e un po’ sfigato e possiede una forte morale religiosa. Ha perso i capelli in guerra e, sentendosi umiliato, porta il parrucchino. All’università cercava un ambiente intellettualmente stimolante e invece non trova altro che ex-soldati più simili ad animali che a persone. Nutre un amore sincero verso Mary che però gli preferisce l’amico.

Allard invece è un ragazzo forte e sicuro di sé ed è l’unico vero amico di Harold. Non ha le idee chiare sul proprio futuro e difficilmente con lui si riesce a fare un discorso serio, fatto questo che manda spesso in collera Harold (per non parlare del suo spiccato ateismo). È innamorato di Mary, la vorrebbe anche sposare, ma visto che non riesce a portarsela a letto (Mary viene da una famiglia profondamente bigotta dove a momenti anche un semplice bacio è peccato mortale) si porta a letto la sua compagna di stanza Noemi, borghese attivista comunista.

I capelli di Harold Roux di Aaron Benham però non sono l’unica storia del romanzo: al suo interno parte infatti un altro romanzo (quello che Harold sta scrivendo) mentre al suo stesso livello c’è un’altra storia ancora, una fiaba che Aaron racconta ai figli prima di mandarli a dormire e che, un pezzo alla volta, accompagna il lettore verso la conclusione.

La struttura del romanzo non è per niente lineare e le sottotrame si alternano vorticosamente e continuamente. Da un paragrafo all’altro, senza preavviso, si passa spesso a un altro romanzo e a primo impatto sembra tutto parecchio confuso. All’inizio la cosa è decisamente spiazzante ma ci si abitua e ben presto la struttura del romanzo diventa più chiara.

La scrittura è affascinante e ipnotica e leggere questo romanzo è stata un’esperienza quasi straniante. La maggior parte del libro è dedicata ad Allard ma è Aaron il protagonista e burattinaio: siamo nella sua mente, sappiamo quello che pensa e quello che vuole e lo vediamo dare vita a un mondo di parole fatto di ricordi e desideri. È in crisi con sé stesso e col mondo ed è per questo che scrive. Siamo Aaron ma allo stesso tempo, come fantasmi, lo osserviamo mentre viaggia(mo) sull’orlo dell’autodistruzione: è una sensazione stranissima questa e ci accompagnerà per tutto il romanzo.

Sullo sfondo della narrazione ovviamente fanno capolino i grandi temi del periodo ma sinceramente mi sono sembrati, per l’appunto, solo uno sfondo, un modo per dare un contesto socio-politico alle azioni dei personaggi e per evidenziarne i tratti psicologici. La psicologia dei personaggi che emerge è veramente ben fatta e profonda: essi non sono solo delle semplici macchinette stereotipate ma sono vivi e, soprattutto, dinamici (ciascuno a modo suo); qui le vicende di Allard, Harold e Mary si possono leggere anche nell’ottica di un amaro romanzo di formazione.

La separazione tra realtà (Aaron) e finzione (Allard) si attenua, sfuma, le storie si mescolano e alla fine I capelli di Harold Roux altro non è che un unico grande romanzo di una mente malinconica che affoga nei ricordi del passato. A tratti dà quasi i brividi.

A lettura terminata si ha l’impressione di essersi tolti un gran peso: l’ansia e la tensione si stavano facendo insostenibili e le ultime pagine le ho lette praticamente in apnea. Sono gran pochi i libri che mi hanno fatto questo effetto!

Non è un libro da leggere nei ritagli di tempo ma richiede tanta concentrazione e, specialmente all’inizio, anche un po’ di pazienza. È stata una piacevole scoperta e mi sento di consigliarlo, anche come occasione per riscoprire questo autore troppo presto dimenticato!



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