Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Sostiene Pereira", Antonio Tabucchi

22/10/2015 00:15  0 commenti  Alessandro

Lo dico subito e senza tanti giri di parole: Sostiene Pereira è un libro meraviglioso.

L’ho adorato pagina dopo pagina e mi è piaciuto veramente un sacco sia per lo stile che per i temi trattati ma soprattutto per il messaggio che l’autore vuole trasmettere.

L’ambientazione del romanzo è il Portogallo del 1938 e il paese, dal colpo di stato che portò Salazar al potere, è stretto nella morsa della dittatura fascista: in un clima di costante intimidazione e violenza la libertà di stampa è soppressa e nulla può essere pubblicato senza l’approvazione della censura.

Protagonista è Pereira, antieroe per eccellenza. Cardiopatico, sovrappeso, privo di capacità particolari (non sa neanche cucinare!), non ha interessi al di fuori della letteratura e vive una vita vuota e monotona completamente cieco al mondo che lo circonda, ossessionato dall’idea della morte. Ha un impiego in un mediocre giornale cattolico del pomeriggio, il Lisboa, dove cura con grande passione la pagina culturale ma a parte questo è il classico uomo qualunque con più difetti che pregi.

Fino all’incontro con Monteiro Rossi nulla pare preoccupare la tranquilla esistenza di Pereira. Monteiro è un giovane di origini italiane autore di una tesi sul tema della morte a cui Pereira affida il compito di preparare per il Lisboa i necrologi anticipati dei grandi scrittori dell’epoca. I suoi articoli, fomentati dalla fidanzata Marta, sono però troppo spinti per la situazione politica del momento (in particolare quello su D’Annunzio, pesantamente criticato per la sua adesione al fascismo) e sono pericolosi e impubblicabili.

Come un treno lanciato a folle velocità ecco irrompere bruscamente nella vita di Pereira quella realtà a cui era troppo impegnato per far caso: il Lisboa indipendente non lo è mai stato, i soldati agli angoli delle strade non sono più così invisibili e la sua passione per la letteratura francese non è mai stata così pericolosa. La sua presa di coscienza del mondo che lo circonda mostra un uomo che neanche di fronte all’evidenza era in grado di formulare un pensiero critico, vittima della vigliaccheria e dell’ignavia.

Qui sta il senso del romanzo, a dir poco rivoluzionario: l’indifferenza è il male del mondo moderno ed è dovere di tutti difendere i diritti e i valori fondamentali dai costanti attacchi a cui sono sottoposti prima che sia troppo tardi. La rivoluzione, prima di tutto, nasce dentro di noi.

Pereira non ha l’anima di un rivoluzionario e sembra destinato a rimanere quella persona insignificante che è sempre stata ma quando la brutalità del regime salazarista invade la sua casa egli ha finalmente la sua occasione di riscatto. Il prezzo pagato però è altissimo…

La sua sorte non è esplicitata ma in realtà è intuibile già dalle prime pagine grazie a una particolarità del romanzo che salta subito all’occhio, ovvero il frequente utilizzo del sintagma “Sostiene Pereira” come rafforzativo che, con il suo continuo e martellante ripetersi dà al lettore l’idea di avere davanti a sé una deposizione o comunque il resoconto di un interrogatorio. Quest’idea sembra confermata anche dalla costruzione dei periodi, in uno stile che mi ha fatto subito pensare a Saramago.

Che dire… ho già detto quanto mi è piaciuto, ora tocca a voi! È un libricino (tenendo conto dell’impaginazione dei capitoli il romanzo si accorcia di almeno una trentina di pagine) e lo si legge in fretta ma lascia dentro tanto. Lettura altamente consigliata!



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