Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Caino", José Saramago

04/10/2015 23:30  0 commenti  Alessandro

Ho ancora una buona scorta di libri di Saramago ma da circa un anno li sto centellinando per paura di finirli troppo in fretta. L’idea di restare senza nulla di Saramago da leggere mi inquieta, sul serio. Dopo qualche mese di astinenza però ho sentito la necessità di leggerne un altro e la scelta è caduta su Caino, sul comodino da ormai troppo tempo!

Caino è un breve romanzo piuttosto controverso. Si parla di religione ed è sufficiente conoscere l’opinione di Saramago sull’argomento per prevedere che quelle da lui usate non saranno parole gentili.

Come scrisse una volta sul quotidiano spagnolo El País (l’articolo completo, tradotto in italiano, è consultabile su Repubblica):

Le religioni, tutte, senza eccezione, non serviranno mai per avvicinare e riconciliare gli uomini e, al contrario, sono state e continuano a essere causa di sofferenze inenarrabili, di stragi, di mostruose violenze fisiche e spirituali che costituiscono uno dei più tenebrosi capitoli della misera storia umana.

Con questa premessa il dio dipinto da Saramago è un dio brutale e violento, egoista e pieno di contraddizioni. Un dio molto più umano di quanto ci si potrebbe aspettare dalla sua onnipotenza, un dio le cui azioni non sono guidate da una chissà quale pianificazione superiore ma dalla noia e dai capricci del momento e che talvolta sfiorano il sadismo. Dio si prende così gioco di Caino spingendolo prima al fratricidio e poi condannandolo a errare senza meta per generazioni, senza possibilità di stanziare a lungo nello stesso luogo.

A volte da protagonista e a volte da semplice spettatore Caino participerà così ai principali eventi dell’Antico Testamento, reinterpretati da Saramago in maniera critica e feroce: la distruzione (o meglio, il massacro) di Sodoma e Gomorra, le guerre di Giosuè (responsabile di un vero e proprio sterminio nel nome di dio) o il sacrificio di Isacco, giusto per citarne alcuni. Saramago non ha peli sulla lingua e non risparmia nessuno, nemmeno lo stesso dio (soprattutto dio!)

Porta con te il tuo unico figlio, isacco, al quale vuoi tanto bene, recati nella regione del monte moria e offrimelo in sacrificio su uno dei monti che ti indicherò. Il lettore ha letto bene, il signore ha detto ad abramo di sacrificargli proprio il figlio, e il tutto con la massima semplicità […] La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che abramo avesse mandato il signore a cagare, ma non è andata così.

Personalmente mi è piaciuto molto anche perché avendo già una buona conoscenza degli episodi narrati non ho avuto difficoltà a cogliere i collegamenti con il racconto biblico (che poi in realtà così distante dalla versione del nobel portoghese tanto non è…) Senza questo bagaglio culturale probabilmente al lettore occasionale i vari episodi potrebbero risultare un po’ campati per aria ma si tratterebbe comunque di una lettura parecchio interessante, anche solo per lo stile dell’autore (non ricordo se l’ho già scritto da qualche parte ma adoro come scrive).

Mi rendo conto che non è un libro per tutti: Saramago ci va giù abbastanza pesante (al limite con la blasfemia) e questo a molti magari può dar fastidio. Secondo me però probabilmente sono proprio questi i lettori a cui puntava Saramago durante la stesura di Caino: a quella massa ignorante (nel senso di “che ignora”) che si scandalizza per questo romanzo senza sapere che nei tomi a cui è ispirato non ci sono scritte cose tanto diverse. Da leggere con la mente sgombra dai pregiudizi.



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