Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "La famiglia Karnowski", Israel J. Singer

28/09/2015 21:40  0 commenti  Alessandro

Romanzo di Israel J. Singer (fratello del premio nobel Isaac Bashevis Singer) pubblicato nel 1943 (ma in Italia la prima edizione è solo del 2013), La famiglia Karnowski è la storia di tre generazioni di una famiglia di ebrei polacchi emigrati in Germania (e successivamente negli Stati Uniti) tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio della seconda guerra mondiale.

La prima parte è dedicata a David Karnowski. La cittadina di Melnitz non gli dà le soddisfazioni intellettuali di cui necessita e decide quindi di trasferirsi a Berlino con la moglie Lea alla ricerca di un ambiente più illuminato e degno di un seguace del filosofo Moses Mendelssohn. Colto e intelligente, parla un tedesco squisito e non fatica a diventare una delle persone più rispettate della comunità ebraica locale. Lo stesso destino immagina per il figlio Georg, a cui è dedicata la seconda parte del romanzo.

A differenza del padre, Georg non ha alcun interesse nella filosofia e nelle tradizioni e si rivela fin da giovane uno scapestrato. Dopo un’adolescenza ribelle decide però di studiare medicina (parteciperà alla prima guerra mondiale come ufficiale medico) e finisce per sposare una tedesca ariana, Teresa Holbek, cristiana, suscitando le ire del padre e rendendo i rapporti tra i due ancora più difficili.

«Vedete, solo poche centinaia d’anni fa i medici di corte curavano re e principi con incantesimi e filtri magici. Oggi abbiamo a disposizione i raggi X e il microscopio. E la filosofia che cosa ha realizzato dai tempi di Atene a quelli di Königsberg?»

Infine, la terza e ultima parte vede come protagonista Joachim Georg (abbreviato in Jegor), il figlio di Georg e Teresa. Già fragile e malaticcio di suo, Jegor cresce confuso in un mondo a lui ostile e con un padre troppo assente per rendersene conto. Senza una figura paterna forte al suo fianco rimane affascinato dai racconti dello zio Hugo, reduce della grande guerra e antisemita fino al midollo. Jegor si sente dire dallo zio cose orribili su suo padre e sulla sua “razza”, colpevole (tra le varie cose) di essere la causa della sconfitta tedesca nell’ultima guerra e questo non fa che aumentare la sua confusione.

Nelle strade della città non era raro incontrare giovani scatenati che lanciavano urla selvagge, incitando a massacrare tutti gli ebrei del paese. E non erano solo persone del popolo, c’erano anche studenti di buona famiglia. Strade che portavano i nomi di Kant e Leibniz vedevano sfilare giovani non privi di istruzione che brandivano randelli e inneggiavano alla violenza e all’assassinio.

La follia del nazismo rende la vita dei Karnowski sempre più difficile ma con pazienza la famiglia riesce a lasciare il paese e a raggiungere gli Stati Uniti d’America, pronta a ricominciare nuovamente tutto da capo. La nuova vita però non piace a Jegor: è sempre più confuso, la sua testa è piena delle stupidaggini raccontategli dallo zio Hugo e fatica a integrarsi. Non si sente ebreo, non vuole essere ebreo e nutre un forte odio verso di loro, sé stesso incluso, arrivando sull’orlo della pazzia e dell’autodistruzione.

A mio parere quello di Jegor è il personaggio più complesso e meglio riuscito del romanzo. Si comporta con arroganza, si isola dagli altri guardandoli con aria di superiorità (in lui c’è anche sangue ariano) ma sotto sotto è solo un ragazzino confuso la cui unica “colpa” è quella di essere per metà ebreo e che per questo motivo viene continuamente sbeffeggiato e umiliato. Le parole di Singer trasmettono alla perfezione il senso di alienazione provato dal giovane Karnowski e il disgusto che prova per sé stesso; nonostante sia un personaggio piuttosto irritante (negli atteggiamenti soprattutto) non si riesce a non provare compassione per lui.

Inutile dire che si tratta di un capolavoro, non è solo una full immersion nella cultura ebraica (moltissimi i termini yiddish utilizzati, per fortuna tutti spiegati in un’appendice) ma è anche un vero e proprio viaggio in uno dei periodi più neri della storia europea recente. Consigliato!



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