Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Il lupo della steppa", Hermann Hesse

06/07/2015 11:30  0 commenti  Alessandro

Quella de Il lupo della steppa è stata una lettura inizialmente un po’ noiosa, a tratti pesante, proseguita a fatica e con molta pazienza. Nonostante questa introduzione non proprio intrigante è un romanzo che merita davvero moltissimo: lo scoglio da superare è rappresentato dalle prime 50/60 pagine, oltre è tutta discesa!

Il libro, fortemente autobiografico, è una sorta di diario scritto da Harry Haller (alterego dell’autore), intellettuale cacciato dalla sua città a causa delle sue idee pacifiste. Siamo infatti a metà degli anni venti nella Germania uscita umiliata dalla prima guerra mondiale e dove il desiderio di riscatto e l’ultra-nazionalismo sono voci sempre più forti: tutti vogliono una nuova guerra quando è ancora fresco il ricordo dei morti di quella precedente. Pochissime (e ostracizzate) le voci fuori dal coro (a cui, due anni dopo, si unirà quella di Remarque). Da questo punto di vista Hesse è tristemente profetico in quella che sarà l’ascesa del nazifascismo in Europa, la corsa al riarmo e la conseguente seconda guerra mondiale.

Sulla soglia della mezza età e sull’orlo del suicidio, Harry è il “lupo della steppa”, un essere dalla doppia natura, umana e lupina: da una parte manifesta la necessità di creare una rete di rapporti sociali e di adeguarsi agli usi e costumi della società, dall’altra invece prevale il rifiuto di ogni contatto umano e la voglia di isolamento. Sarà Hermine, una giovane prostituta con cui instaura un bizzarro rapporto, a far riemergere il suo lato umano facendogli assaporare tutto quello che nella sua vita di intellettuale ha sempre evitato.

L’uomo avido di potere incontra la sua rovina nel potere, l’uomo bramoso di denaro nel denaro, il sottomesso nella servitù, il gaudente nel piacere. E così il lupo della steppa si rovinò con l’indipendenza.

Nonostante la pesantezza ho apprezzato molto questo libro, direi che leggerlo è stata una bella sfida. Scritto in un contesto storico ben preciso, riversa in circa duecento pagine una feroce accusa alla classe dominante della Germania (e dell’Europa) post-prima guerra mondiale, quella borghesia ipocrita e chiusa, incapace di guardare con obiettività al futuro e dedita al proprio esclusivo benessere.

La storia insegna (se si ha voglia di imparare): ancora attuale a quasi un secolo dalla pubblicazione.



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