Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Doppio sogno", Arthur Schnitzler

30/05/2015 12:20  0 commenti  Alessandro

Doppio sogno, mio secondo incontro con Schnitzler (il primo fu con Signorina Else) è un libricino strano.

Si legge in una manciata di ore, così come poche ore dura la vicenda narrata, ma una volta terminato lascia una strana sensazione, una cosa simile al lento svegliarsi, mezzi intontiti, da un sogno inconsueto.

Come disse Freud, padre della psicoanalisi e contemporaneo di Schnitzler

Il sogno rappresenta l’appagamento allucinatorio di un desiderio

ed è proprio il sogno l’elemento perno di questo racconto.

Tutto inizia proprio con un gioco di confessioni reciproche tra Fridolin, affermato medico, e la moglie Albertine. Le fantasie della moglie turbano profondamente Fridolin che, chiamato d’urgenza a far visita a un paziente, inseguirà per tutto il racconto un desiderio di “vendetta” nei suoi confronti senza tuttavia riuscire nel suo intento, frenato dalle immagini della moglie all’opera nelle sue fantasie.

Il vagare di Fridolin, una sorta di Ulisse al contrario, è particolarmente significativo e lo porterà a cercare questa fantomatica vendetta (nelle forme di un vero tradimento e non di una semplice fantasia) per tutta la notte: prima con la figlia del paziente, poi con una prostituta incontrata per strada e infine, con l’aiuto di un vecchio amico incontrato in un locale, cercando di partecipare a una festa in maschera segreta e perversa che lo metterà in serio pericolo. Ciò non lo farà desistere dal suo desiderio ma anzi, è proprio il gusto del proibito e del pericolo a spingerlo a restare, nonostante gli avvertimenti di un’anonima partecipante che per lui si sacrificherà.

Ma sicuramente c’erano anche dei sogni che si dimenticavano del tutto, dei quali non restava più traccia, tranne un certo strano stato d’animo, uno stordimento misterioso. Oppure si ricordavano solo più tardi, molto più tardi, e non si sapeva più se si era fatta un’esperienza reale o soltanto sognato.

Come dicevo, è un racconto strano. Realtà e sogno si mescolano continuamente, a tratti in maniera inscindibile (suggestivo il ritorno a casa di Fridolin, dove trova, a fianco della moglie addormentata, la maschera da lui usata alla festa segreta) e danno vita a una storia che mette in luce i desideri più nascosti e perversi della natura umana.



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