Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Saggio sulla lucidità", José Saramago

02/05/2015 15:30  0 commenti  Alessandro

Confesso che l’idea di leggere questa sorta di seguito di Cecità mi agitava non poco. La mia paura era quella di trovarmi davanti a un libro non all’altezza del nome che porta ma per fortuna Saramago non delude e il libro, già dai primi capitoli, si rivela un degno complemento di quel capolavoro che è Cecità.

Saggio sulla lucidità è stata la prima lettura di questo 2015 ma solo ora sono riuscito a scrivere qualche riga. In realtà avevo abbozzato qualcosa anche allora ma non mi aveva soddisfatto e mi stavo rassegnando all’idea di non recensirlo. Cos’è cambiato quindi? È cambiato che nel frattempo mi è capitato di leggere una frase che secondo me è la chiave per capire fino in fondo quest’opera (ambiziosa, mi viene da dire ora):

Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi. (WILLIAM SHAKESPEARE)

Un fulmine a ciel sereno!

Sono passati quattro anni dagli eventi di Cecità e nella città senza nome è giorno di elezioni. Nonostante il tempo pessimo l’affluenza alle urne sarà enorme, così come enorme sarà lo stupore del mondo politico quando i risultati delle votazioni verranno resi noti: oltre il settanta per cento dei voti va alla scheda bianca! Il governo, spaventato da questa nuova ondata di male bianco (il riferimento ovviamente è all’epidemia di cecità bianca descritta nel libro precedente) è pronto a tutto pur di trovare un colpevole (occhio: un colpevole, non il colpevole!) a quello che è considerato un attacco alla democrazia e le contromisure drastiche non tarderanno ad arrivare. E chi può essere il colpevole, se non quell’unica persona che quattro anni prima non diventò cieca come tutti gli altri?

Ti domando se dire che un accusato è innocente significa fallire un’indagine, Sì, se l’indagine è stata concertata per fare di un innocente un colpevole.

Protagonista del romanzo è il potere e i tremendi meccanismi con cui esso viene esercitato. Il libro è quindi una rappresentazione senza filtri di quello che succede nelle stanze dei bottoni di uno stato democratico. Democrazia che da queste trecento pagine se ne esce con le ossa rotte: manipolazione delle informazioni, censura, arresti e torture, attentati di stato, paranoia… l’uso stesso della parola “bianco” in una frase è guardato con paura e sospetto ed è motivo sufficiente per essere arrestati. Saramago non si fa mancare proprio nulla!

Lo stile è quello inconfondibile di Saramago: periodi lunghi, dialoghi non introdotti da virgolette e tutti di seguito con solo una virgola e una maiuscola in aiuto al lettore. Lo adoro perché rende molto bene la particolarità della situazione descritta e aiuta a mantenere alto il livello di ansia e urgenza che permea buona parte del romanzo.

È un romanzo crudo (anche se non ai livelli di Cecità) e quello che fa star più male è pensare che la scia di violenza questa volta è intenzionale e costruita a tavolino, frutto di una strategia della tensione volta a portare instabilità nella città. I riferimenti a episodi di storia più o meno recenti non sono casuali e bisognerebbe essere ciechi per non accorgersi di quanto attuale (e profetico) è questo romanzo.

Il finale è decisamente amaro ma da Saramago non mi sarei aspettato nulla di diverso. Già verso metà immaginavo come sarebbe andata a finire e fino all’ultima pagina speravo di sbagliarmi ma niente, non poteva andare diversamente.

[…] un cieco domandò, Hai sentito qualche cosa, Tre spari, rispose l’altro, Ma c’era anche un cane che ululava, Ora ha smesso…, dev’essere stato il terzo sparo, Meno male, detesto sentire i cani che ululano. (EXPLICIT)

In fin dei conti, per citare anche l’explicit di Cecità, non siamo altro che ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono.

Ho adorato questo libro, l’ho trovato meraviglioso e significativo ma soprattutto terribilmente attuale. Inutile che dica LEGGETELO, vero? :)



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