Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Notre-Dame de Paris", Victor Hugo

08/05/2015 00:10  0 commenti  Alessandro

Avevo questo libro sul Kindle da più di un anno e solo l’altra settimana, dopo esser (nuovamente!) caduto vittima di una grave forma di notre-dame-de-paris-musical-mania, mi sono finalmente deciso a leggerlo. Ora che l’ho fatto mi sorge solo una domanda: perché diavolo non l’ho letto prima?

Ambientato nella Parigi del 1482 Notre-Dame de Paris è la storia dell’amore impossibile tra il deforme Quasimodo e la bellissima Esmeralda, così come dell’amore altrettanto impossibile che Claude Frollo, arcidiacono di Notre-Dame, prova per lei. D’altra parte Esmeralda è innamorata del capitano Phoebus, il quale però la vuole solo sc.. ehm, sedurre.

La trama non è particolarmente originale ma il fulcro del romanzo non è tanto questo quanto più i suoi personaggi, purtroppo però non tutti ben riusciti allo stesso modo. Se da una parte ci sono un Frollo e un Quasimodo ben caratterizzati (Frollo in particolare), dall’altra c’è una Esmeralda che, per il ruolo chiave che ha nel romanzo, mi è parsa invece poco approfondita (ma forse è solo una mia impressione).

Vera e propria protagonista del romanzo però è la fatalità, ΆΝΑΓΚΗ, parola che dopo quasi quattrocento anni ancora rimane impressa sulle mura della cattedrale (Hugo inizia a raccontarci la storia proprio da questo). Sarà questa forza a far incontrare i personaggi e a guidare le loro mosse fino al tragico epilogo.

Ho adorato Notre-Dame de Paris, la seconda metà in particolare: all’inizio infatti la storia fatica molto a decollare a causa dell’infinita sequenza di digressioni storiche, anedotti su questo o quel personaggio e tediose spiegazioni di architettura e toponomastica con cui l’autore ci delizia e che sfiancherebbero anche il lettore più smaliziato. Hugo infatti si è documentato moltissimo sulla Parigi del XV secolo e non si fa problemi nel farcelo notare praticamente ovunque. Il risultato è ovviamente molto realistico e a tratti sembra davvero di passeggiare per le vie della città ma dopo l’ennesima descrizione di quello che avremmo visto a Parigi (da ogni possibile angolazione) non ho retto e ho iniziato a saltare violentemente le pagine (penso per la prima volta in vita mia). Il pulsante next del Kindle sta ancora piangendo per quello che gli ho fatto :(

Superata questa prima parte però il romanzo subisce una brusca accelerata e Hugo ci porta (finalmente!) nel vivo della vicenda. Come dicevo prima la trama non è così originale ma è l’intreccio è comunque interessante e appassionante e ovviamente è il pretesto per parlare d’altro. Vari i temi trattati: la giustizia (nelle vesti del potere che si accanisce nei confronti dei più deboli), la paura del diverso e di ciò che non si comprende (Quasimodo qui mi fa pensare alla creatura di Frankenstein, destinata all’infelicità e all’odio della folla solo a causa del suo aspetto), la brutalità e l’inutilità della tortura e l’ignoranza dilagante (è il tempo della caccia alle streghe ed Esmeralda, per sua sfortuna, è la vittima perfetta).

Un personaggio che in particolare ho adorato è Claude Frollo, il “cattivo” del romanzo. Diviso tra il desiderio per Esmeralda e l’essere un uomo di chiesa, conflitto che lo porterà alla pazzia, è il personaggio meglio riuscito del romanzo e in assoluto il mio preferito.

Pensò alla follia dei voti perpetui, alla vanità della castità, della scienza, della religione, della virtù, dell’inutilità di Dio. Sprofondò per quanto poté nei cattivi pensieri e, nell’immergervisi sempre di più, sentiva scoppiare dentro di sé un riso satanico.

Tra parentesi, ho odiato il modo con cui la Disney ha trattato Frollo, nel romanzo è un personaggio di grande spessore, cosa che nel cartone è andata completamente persa. Nel musical di Cocciante invece il personaggio è reso in maniera davvero magnifica e non a caso per tutta la lettura me lo sono immaginato con la faccia di Matteucci!

Da pelle d’oca! *_*

Per concludere, Notre-Dame de Paris è uno di quei classici da leggere assolutamente. È lento a ingranare ma una volta che la storia entra nel vivo è difficile staccarsene!



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