Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Kitchen", Banana Yoshimoto

12/04/2015 14:00  0 commenti  Alessandro

Primo romanzo di Banana Yoshimoto (よしもと ばなな) Kitchen è anche il mio primo approccio con la letteratura giapponese (e più in generale con la cultura nipponica, manga/anime a parte).

Kitchen, cucina. È un titolo che, tra i millemila libri ammucchiati tra gli scaffali della libreria, risalta per la sua anonimità. Si tratta di un libricino che, complice la scrittura semplice e la mancanza di capitoli, si lascia leggere tutto d’un fiato.

Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.

Le scene scorrono veloci, quasi senza pause, come se volessero sfuggire al lettore e vivessero di (breve) vita propria. È stato difficile non leggerlo tutto in una sera (tenendo anche conto che personalmente la mancanza di capitoli mi manda un po’ in crisi e mi spinge a leggere a oltranza…)

Kitchen è un libro che parla di vita e di morte ma soprattutto di solitudine. Mikage, orfana sin da piccola di entrambi i genitori, alla morte dell’adorata nonna (ultima parente che le era rimasta) capisce cosa significhi essere realmente soli. Banana Yoshimoto dipinge magistralmente il disagio della giovane Mikage e tra le pagine traspirano perfettamente il suo senso di abbandono e la sua confusione davanti al futuro incerto. La cucina è il suo modo per distrarsi e andare avanti, soprattutto quando una nuova morte sconvolgerà la sua vita e quella di Yuichi, giovane col quale aveva instaurato una strana amicizia.

Non conoscendo Banana Yoshimoto e avendo comprato il libro praticamente a caso (non ricordo di averne letto la quarta di copertina) devo dire di esserne rimasto molto soddisfatto. È stata una lettura molto diversa dalle mie solite e mi ha lasciato sì un senso di malinconia ma anche la certezza che, nonostante tutto, risollevarsi e andare avanti è possibile.

“Fu buttando l’ananas in un angolo del giardino che capii chiaramente, anche se in modo inesplicabile, una cosa. Una cosa che a dirla sembra banale. Capii che io non ero il centro del mondo. La quota di sofferenze nella vita non variava certo in rapporto a me. Non ero io che potevo decidere. Allora, pensai, tanto valeva godersi, per quanto possibile, il resto.

Consigliato!



Commenti

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge num. 62 del 7.03.2001.

I testi citati e le immagini pubblicate su questo blog sono copyright delle case editrici, degli autori e delle agenzie che ne detengono i diritti. La loro pubblicazione totale o parziale non intende violare alcun copyright e non avviene a scopo di lucro.

Di questo libro e degli altri è un blog e, come tale, i contenuti devono intendersi unicamente come opinioni personali.

comments powered by Disqus