Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Musicalmente tratto da "Canto di Natale" di Charles Dickens

25/04/2015 14:30  0 commenti  Alessandro

Con un po’ di ritardo eccomi al terzo post dedicato alle canzoni tratte o ispirate ai libri che mi piacciono!

La canzone di oggi è A Christmas Carol, rivisitazione metallosa dell’omonima opera di Charles Dickens (Canto di Natale in italiano) fatta dai veronesi Riul Doamnei.

Il racconto originale (datato 1843) è una storia gotica dai toni cupi e misteriosi (leggetelo, è un libricino meraviglioso) e ben si presta a essere messo in musica da un gruppo symphonic black metal. So che è un genere che non piace a tutti ma dategli un ascolto, il risultato è stupefacente!

“I am the Ghost of Christmas Past
Your past, rise and walk with me”

A Christmas Carol non è una semplice canzone ma una lunga suite di oltre mezz’ora (36 minuti e 19 secondi, per essere precisi) che cerca di ricreare le stesse emozioni e la stessa atmosfera del racconto. La voce scream (tipica del black metal) l’ho trovata particolarmente adatta a raccontare dell’incontro di Ebenezer Scrooge con il fantasma di Jacob Marley e coi fantasmi del Natale (passato, presente e futuro) e le atmosfere del libro sono rese magnificamente con una cura per il dettaglio quasi maniacale. Per esempio l’ingresso in scena del fantasma di Jacob Marley (3.06) è da brividi con quei passi appesantiti dalle catene, la porta che cigola, lo scambio di battute tra Scrooge e il fantasma (“What do you want with me?” “Much!” “Who are you?” “Ask me who I was.”), quest’ultimo che cita pari pari il libro.

Il finale della canzone non coincide con la fine del racconto di Dickens (un finale in cui il protagonista diventa buono non è molto black metal) e la narrazione si interrompe quando il fantasma del Natale che verrà porta Scrooge davanti a quella che sarà la sua tomba ma è comunque spettacolare e musicalmente intenso.

… Still the Ghost pointed downward
To the grave by which it stood
Scrooge crept towards it
Trembling as he went and following the finger
Read upon the stone of the neglected grave
His own name

Come dicevo in apertura non è un genere proprio per tutti (la voce urlata può essere difficile da digerire) ma al di là del genere si tratta di una canzone veramente spettacolare e curata in ogni dettaglio. Inoltre è disponibile gratuitamente direttamente sul sito della band (www.riuldoamnei.it), cos’altro si potrebbe desiderare?



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