Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "La casa degli spiriti", Isabel Allende

05/04/2015 22:00  0 commenti  Alessandro

Ho finito di leggere La casa degli spiriti questa notte verso l’una, dopo oltre quattro ore e mezza di lettura quasi senza interruzioni. Ecco, a me i libri belli fanno questo effetto (con la complicità del fatto che oggi non lavoro :D)

Davanti alla schermata vuota di Notepad++ però mi sto rendendo conto di quanto sia difficile da recensire e visti gli appunti che mi sono segnato non me lo aspettavo. Tantissime cose mi stanno girando per la testa e sto cercando di riordinarle in un discorso coerente.

Barrabás arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia. Già allora aveva l’abitudine di scrivere le cose importanti e piú tardi, quando rimase muta, scriveva anche le banalità, senza sospettare che, cinquant’anni dopo, i suoi quaderni mi sarebbero serviti per riscattare la memoria del passato, e per sopravvivere al mio stesso terrore. (INCIPIT)

Ambientato in Cile, La casa degli spiriti è una saga familiare che segue le vicende dei Trueba-Del Valle dagli anni venti fino al 1973, anno del golpe militare che portò Pinochet al potere. Una particolarità del libro è che i riferimenti temporali non ci vengono dati direttamente ma sono deducibili dagli eventi accennati sullo sfondo (la guerra in Europa sentita alla radio, l’uomo sulla Luna visto in tv, ecc.) Lo stesso vale per i luoghi (“la Capitale”) e per le persone (il presidente cileno Salvador Allende, parente dell’autrice, è semplicemente “il Presidente”).

«Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano.» (Salvador Allende, dall’ultimo messaggio radio al paese prima della caduta del palazzo presidenziale, 11 settembre 1973)

Lo stile della Allende è particolare e lontano dagli stereotipi che vogliono che una donna non possa scrivere altro che harmony e poco altro (a questo proposito vi segnalo un interessante articolo, dategli una letta!) Chi si aspetta una storia sdolcinata quindi ha sbagliato completamente libro: ok, ci sono elementi romantici ma sono inseriti in un contesto più ampio e significativo e, soprattutto, il romanzo non si limita a questo. Già dalle prime pagine comunque la Allende ci fa capire che non ci andrà giù tanto leggera: in poche righe passa dal raccontarci della bellezza stupefacente di una ragazza, al mostrarcela aperta sul tavolo della cucina, con gli intestini di fuori durante un’autopsia improvvisata. Non me lo aspettavo e mi ha spiazzato ma questo stile diretto mi ha ben presto affascinato.

Un’altra particolarità è data dall’anticipazione sibillina di eventi futuri. Per esempio, dopo una frase come “Darei la vita per te” la Allende interviene aggiungendo Non sapeva che anni dopo sarebbe successo davvero. Ecco, anticipazioni di questo tipo (numerose) e il clima di crescente tensione sono state una botta emotiva enorme che mi sono portato avanti fino alla conclusione: all’ombra di un terribile conto alla rovescia proseguivo la lettura sapendo che presto sarebbe successo qualcosa di terribile e non esagero quando dico che il capitolo finale, L’ora della verità, l’ho letto con la tachicardia per tutto il tempo (sono sensibile a certe immagini, violenza e tortura mi impressionano).

Leggendolo mi sono sentito molto ignorante sull’argomento (che conoscevo, anche se molto di sfuggita) così ho iniziato ad approfondire qualcosa per scoprire che quella della Allende è una testimonianza fedele delle brutalità di questo capitolo della Storia poco conosciuto ai più (visto che a scuola è già tanto se si arriva a fare in fretta la seconda guerra mondiale…) Conoscere la storia per non ripetere gli errori del passato: una frase tanto semplice ma così difficile da mettere in pratica.

È un romanzo a tratti crudo ma meraviglioso come pochi, leggetelo perché merita davvero moltissimo!



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