Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni", Jared Diamond

01/03/2015 22:00  0 commenti  Alessandro

Perché la ricchezza e il potere sono distribuiti in questo modo? Perché, a esempio, gli aborigeni australiani non si sono messi a un certo punto a massacrare e conquistare gli europei o i giapponesi?

Queste domande sollevano interessanti questioni su cui non avevo mai ragionato. La storia, per come l’ho studiata io a scuola, è stata principalmente un elenco di date e avvenimenti, senza particolari approfondimenti (purtroppo… ma per fortuna l’ultimo dei quattro professori di storia che ho avuto non era così). Molti fatti mi venivano semplicemente raccontati e non spiegati e le interrogazioni erano una semplice ripetizione della lezione. Il fatto che Pizarro sia riuscito a conquistare l’immenso impero Inca nonostante la netta inferiorità numerica mi era sempre parso un fatto perfettamente normale. Quello che mi mancava era capire il perché di questa normalità. Perché, a esempio, furono gli spagnoli ad attraversare l’Atlantico e a conquistare l’impero Inca e non viceversa?

Questo ci porta a una domanda più generale, a cui Jared Diamond cerca di rispondere nelle oltre quattrocento pagine di Armi, acciaio e malattie:

Perché l’umanità ha conosciuto tassi di sviluppo così diversi nei vari continenti?

È una domanda delicata perché spesso la risposta tira in ballo bislacche teorie sulla superiorità innata degli europei (o di “razze” specifiche) rispetto al resto del mondo. Queste teorie non sono solo discriminatorie e offensive nei confronti degli altri popoli ma sono anche prive di qualsiasi validità scientifica. Diamond respinge quindi la spiegazione razzista per andare alla ricerca di una spiegazione scientifica della storia dell’umanità.

Ecco dunque il contenuto di Armi, acciaio e malattie: una teoria, frutto di anni di ricerche e studi in varie discipline quali l’archeologia, l’antropologia, la biologia molecolare, l’epidemiologia, la genetica, la linguistica e le scienze sociali, che cerca di spiegare come l’umanità è giunta a essere quello che è ora. Come tutte le teorie scientifiche è migliorabile (e smentibile, nel caso) e non ha la pretesa di essere la verità assoluta. È da leggere con spirito critico ovviamente, senza spegnere il cervello :)

Le informazioni fornite sono veramente tante e sono seguite da una corposa bibliografia (solo questa occupa qualcosa come il 10% di tutto il libro!) ma non c’è il rischio di dimenticarsi qualcosa: se c’è una cosa a cui Diamond pare affezionato è il ripetere le cose! All’inizio ero un po’ infastidito da questo atteggiamento ma alla lunga aiuta a fissare meglio in testa i concetti chiave e agevola la lettura anche a distanza di giorni. Inoltre alla fine di ogni capitolo viene spesa qualche pagina per fare un veloce riassunto di quello che è stato detto e anche questo è di grande aiuto alla comprensione, soprattutto di quei capitoli più complessi e ricchi di parentesi che magari tendono a farci perdere un po’ il punto (non perché siano scritti male ma proprio per una questione di quantità di informazioni).

La teoria di Diamond è senza dubbio affascinante e solida (per quanto possa valere la mia opinione) e spiega il successo degli europei (o meglio, degli abitanti dell’Eurasia) con una serie di motivazioni di natura ambientale.

La premessa è che la nascita (ma, soprattutto, lo sviluppo) dell’agricoltura e la domesticazione degli animali siano stati due prerequisiti fondamentali per lo sviluppo di società tecnologiche: solo un surplus alimentare (agricoltura intensiva, allevamento) poteva sostenere l’esistenza di un’élite non produttiva (governanti, soldati, scribi, inventori, ecc.) La possibilità a esempio di avere dei soldati a tempo pieno era un enorme vantaggio verso quelle popolazioni che vivevano alla giornata cacciando e raccogliendo bacche: la storia insegna che quando un popolo tecnologicamente avanzato ne incontra uno più arretrato quest’ultimo di solito fa una gran brutta fine.

Secondo Diamond lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento è stato più veloce in Eurasia per una serie di motivi (cito da wikipedia, per comodità):

  • in Eurasia, molto più che negli altri continenti, vivevano più animali selvatici che per le loro caratteristiche erano “facilmente” domesticabili.
  • in Eurasia, molto più che negli altri continenti, esistevano specie vegetali facilmente domesticabili, cioè da cui si potevano ottenere facilmente delle specie adatte a essere coltivate e che apportassero un significativo contributo nutritivo.
  • in Eurasia, molto più che negli altri continenti, le caratteristiche geografiche del continente hanno favorito il diffondersi delle innovazioni tecnologiche. In altri continenti questa diffusione è stata rallentata dalla presenza di barriere geografiche (deserti, catene montuose).
  • l’Eurasia, inoltre, è l’unico continente che si sviluppa principalmente da est a ovest e non da nord a sud come Africa e Americhe. Pertanto specie animali e vegetali potevano essere spostate più facilmente lungo questo continente. In Africa e nelle Americhe le specie animali e vegetali addomesticate in una regione potevano non incontrare, ad altre latitudini, le condizioni ambientali e climatologiche che ne consentissero la sopravvivenza.

Ciascuno di questi punti è ampiamente sviscerato e approfondito da Diamond nel corso di tutto il libro e applicato a casi concreti avvenuti negli ultimi secoli (in particolare alla colonizzazione dell’Africa e dell’Australia), il che rende la teoria più solida.

È stata una lettura decisamente interessante: l’argomento è affascinante e lo stile di Diamond lo rende semplice da capire. Alcune parti le ho trovate un po’ noiose ma ci sono dei capitoli che da soli valgono il prezzo del biglietto (come quello sulle malattie e quello sui giapponesi). Per concludere, se l’argomento vi interessa e volete saperne di più Armi, acciaio e malattie è una lettura obbligata!



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