Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "David Golder", Irène Némirovsky

11/02/2015 21:30  0 commenti  Alessandro

David Golder è un uomo d’affari senza scrupoli i cui unici interessi sono il denaro e gli affari.

Lo incontriamo a Parigi nel 1926, ormai vecchio e malato, al tramonto di una vita passata in giro per il mondo a trattare di petrolio e carbone. Ha una moglie che non lo ama e una figlia viziata, entrambe abituate a vivere nel lusso più sfrenato a sue spese.

Già dalle prime pagine capiamo molto del carattere di Golder (almeno per quanto riguarda gli affari): freddo e deciso, calcolatore senza scrupoli. Non batte ciglio mentre condanna al lastrico Marcus, suo socio da 26 anni, e non ha alcun rimorso quando poche ore dopo viene informato del suo suicidio. Anzi, la sua maggiore preoccupazione è su come la borsa interpreterà il fatto.

A causa di alcune speculazioni fallite sta attraversando un momento di crisi ma nonostante ciò ha ancora un discreto patrimonio e una meravigliosa villa a Biarritz dove vivono, circondate da parassiti e arrampicatori sociali, la moglie Gloria e la figlia Joyce.

Gloria non fa che lamentarsi della miseria in cui versa (ad esempio, ha una collana costata solo ottocentomila franchi mentre Lady Roxana per la sua ne ha spesi cinque milioni) e rinfaccia a Golder di non essere un buon marito non essendo capace di portare a casa abbastanza soldi. Joyce invece è una ragazza frivola, viziata e dalle mani bucate. Ha una visione tutta sua della vita ed è interessata solo a sé stessa: l’attaccamento che mostra nei confronti del padre è finalizzato unicamente ad avere da lui altro denaro per poter mantenere il suo gigolò. Allucinanti e completamente avulse dalla realtà sono le conversazioni che avvengono tra i tre, frutto di una società malata e marcia nel profondo, che fa di denaro e apparenza il suo unico dio.

Tutti i personaggi, nessuno escluso, ispirano odio profondo. Forse sono un po’ estremi nella loro caratterizzazione ma nella loro negatività sono comunque ben riusciuti.

Non c’è amore, non c’è legame familiare, non c’è amicizia: ciò che tiene uniti i personaggi è solo e unicamente il denaro. E infatti, non appena questo viene a mancare, Golder rimane solo come un cane, abbandonato dalla moglie, dalla figlia e da tutti gli amici.

Questo è David Golder, un romanzo sul denaro e su quello che il denaro può comprare, sentimenti compresi. Un libro duro, che si fa odiare ma scritto dannatamente bene.



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