Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Il signore delle mosche", William Golding

22/02/2015 10:40  0 commenti  Alessandro

L’uomo produce il male come le api producono il miele. (William Golding)

Notavo che molti considerano questo libro una specie di trattato di psicologia più che un semplice romanzo. Dopo averlo letto (ancora l’estate scorsa) posso dire che non hanno tutti i torti.

Partendo da una situazione di tabula rasa (incidente aereo, isola deserta, pochi sopravvissuti) Golding si propone di analizzare i comportamenti umani che si sviluppano in seguito al manifestarsi di idee contrastanti e a mio parere ci è riuscito perfettamente.

Inizialmente mi aveva lasciato un po’ perplesso… mi era piaciuto ma avevo come l’impressione che gli mancasse qualcosa. Probabilmente non l’avevo capito bene. Ora, a distanza di qualche mese dalla lettura ho pensato di fare un po’ il punto e di buttar giù qualche riga.

Non è un libro semplice da recensire, tra le righe ci sono veramente tantissime cose e tantissimo è già stato detto ma voglio comunque dire la mia :)

È in corso un non meglio precisato conflitto mondiale e durante un’evacuazione un aereo britannico precipita nelle vicinanze di una remota isola nel bel mezzo dell’oceano Pacifico. Allo schianto sopravvivono solo un gruppo di bambini, successivamente radunati da Ralph grazie ad una conchiglia usata come un corno. La conchiglia sarà un elemento importante lungo tutto il romanzo: nella società che sta nascendo viene infatti stabilito che chi la detiene ha diritto di parola nelle assemblee, ottenendo il silenzio degli altri. Ralph è eletto “capo” di questa società ma le decisioni vengono discusse da tutti a turno, col sistema della conchiglia. Un sistema molto democratico e votato alla massima libertà di espressione. La conchiglia è quindi l’idealizzazione della società civile.

Ogni buona intenzione però va ben presto a farsi benedire per lasciare spazio al gioco e al divertimento. Le regole iniziano a non essere rispettate, le responsabilità ignorate (ad esempio, il fuoco di segnalazione lasciato morire, senza nessuno che lo alimenti) e le assemblee diventano un caos.

“Le leggi!” gridò Ralph. “Tu non rispetti le leggi!”
“A chi gliene importa?”
Ralph chiamò a raccolta tutte le sue facoltà. “Ma le leggi sono l’unica cosa che abbiamo!”
Ma Jack li guardava in piena rivolta: “Chi se ne frega delle leggi!”

Ben presto i primordiali istinti umani hanno la meglio e i vagiti della nascente società simil-democratica vengono soffocati nel sangue. Il gruppo quindi si divide: da una parte Ralph e la conchiglia, dall’altra il sadico Jack, il signore delle mosche, autoretario e crudele (fin da subito vediamo ad esempio che è fissato con la caccia, che lo esalta in modo inquietante). Il “titolo” scelto da Jack non è casuale: con esso infatti si indentifica Belzebù, il principe dei demoni (citato nel Vecchio Testamento).

L’escalation di violenza è inevitabile ed è un pugno sullo stomaco e sconvolge la facilità con cui la situazione degenera. Non tanto per la brutalità in sé (in tv oggigiorno si vede di peggio) ma per il fatto che gli autori di tali brutalità siano solo dei bambini, considerati esseri innocenti per antonomasia! C’è un motivo dietro (ovviamente): un bambino non ha ancora sviluppato completamente la capacità di distinguere bene e male e in mancanza di una figura adulta forte tende a comportarsi secondo l’istinto. Quest’impressione è confermata dalle ultimissime pagine, dove i sopravvissuti riprendono contatto con gli adulti e, rendondosi conto di quello che è successo, reagiscono nell’unico modo possibile per dei bambini: piangendo. È chiaro il punto di vista di Golding, riassunto nella sua frase con cui ho aperto la recensione: l’uomo è irrimediabilmente e naturalmente cattivo e la società è solo un modo per tenerne a bada gli istinti violenti. La parola chiave è tenere a bada: non necessariamente ci riesce. Non a caso l’utopico progetto di Ralph di dare vita a una società ideale basata su collaborazione e rispetto fallisce miseramente non appena iniziano i primi scontri. Una visione decisamente pessimistica dell’umanità.



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