Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Il segreto del Bosco Vecchio", Dino Buzzati

18/02/2015 21:20  0 commenti  Alessandro

Lo stile è quello inconfondibile di Buzzati e mescola situazioni reali ad altre proprie del fantastico come se nulla fosse.

Sapevo a cosa stavo andando incontro ma la cosa mi ha comunque un po’ spiazzato e almeno inizialmente il romanzo non mi ha preso molto in quanto mi dava l’impressione di essere un po’ troppo infantile per i miei gusti. Mi sbagliavo!

È la storia del colonnello Sebastiano Procolo che, in seguito alla morte del precedente proprietario, Antonio Morro, eredita il Bosco Vecchio, misteriosa foresta popolata dai geni, spiriti degli alberi. Bosco Vecchio è il luogo dell’infanzia, oasi di fanciullezza in un mondo che avanza veloce senza guardare indietro. Procolo appartiene a quest’altro mondo, fatto di profitto, ed è pronto a tutto per esso, anche a eliminare il giovanissimo nipote Benedetto così da impossessarsi della sua parte di eredità.

Il colonnello per buona parte del romanzo non fa una bella figura: non ha un vero interesse nel Bosco Vecchio se non quello di farne legname da vendere in paese e ne schiavizza i geni per tornaconto personale. Per di più trama per uccidere il nipote: non lo candiderei al premio Miglior zio dell’anno, edizione 1926! Nonostante ciò non è un personaggio statico e fossilizzato sulle sue idee: pagina dopo pagina si vede in lui un conflitto (fantastico il dialogo-scontro con la propria ombra, decisa ad abbandonarlo) che lo porta a un cambiamento, fino al gesto estremo con cui riconquista la dignità perduta (e che conclude il suo cammino di formazione).

Anche Benedetto d’altra parte percorre un suo cammino di formazione e ben presto abbandonerà Bosco Vecchio e tutto ciò che rappresenta, diretto verso il mondo degli adulti. Molto poetico il momento in cui a Benedetto viene rivelato ciò che lo aspetta una volta uscito dalla giovinezza:

“Eppure verrà un giorno, non so quando precisamente, forse tra qualche mese, forse l’anno prossimo, forse anche tra due anni, verrà un giorno, ricordatelo, mi par già di vederti, ne ho visti troppi ormai di uomini… ecco, tu verrai al bosco, girerai tra le piante, ti siederai con le mani in tasca, continuerai a guardarti attorno, poi te ne andrai via annoiato.”
“Ma come puoi sapere quello che io farò?” fece Benvenuto.
“Lo so perché ne ho visti molti altri come te. Tutti uguali, così vuole la vostra vita.

Il segreto del Bosco Vecchio è uno dei primi lavori di Buzzati ma già si intravede il tema del destino ineluttabile che sarà uno dei cardini della sua produzione letteraria.

Non quanto Il deserto dei Tartari ma mi è piaciuto e lo consiglio con l’avvertimento di leggerlo senza lasciarsi influenzare dai toni infantili e fiabeschi: è un libro veramente adatto a tutti, soprattutto a quei “grandi” che hanno dimenticato com’è essere bambini.



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