Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Cristo si è fermato a Eboli", Carlo Levi

13/01/2015 23:00  0 commenti  Alessandro

Eboli è una cittadina campana dove, una volta abbandonata la costa, terminano la strada e la ferrovia. Oltre, i desolati paesaggi lucani, il nulla, la fine della civiltà.

Entrare nella Lucania di Cristo si è fermato a Eboli è come fare un salto indietro nel tempo verso un mondo fatto di misticismo e di magia, dove la vita è rigorosamente scandita dai ritmi della natura e influenzata dall’ignoranza e dalla superstizione.

Carlo Levi fu arrestato nel 1935 per sospetta attività antifascista, condannato e quindi confinato prima a Grassano e poi ad Aliano, sperduto paesello lucano abbandonato al suo destino da uno Stato quasi completamente estraneo. Cristo si è fermato a Eboli è il resoconto di quei lunghi mesi di confino.

Adoro questa immagine!

Colpisce la descrizione di Aliano (Gagliano nel libro) che emerge durante la lettura: un mondo a sé, quasi isolato dal resto dell’Italia. Qui i contadini vivono la loro vita in estrema povertà, circondati dalla malaria e passivi alla loro condizione. Nessun (o quasi) contatto con l’esterno, nessuna volontà di riscatto: mese dopo mese la vita prosegue monotona come sempre, tra filtri magici e rituali di superstiziosa memoria: è anche questo quello che Levi intende quando dice che Cristo si è fermato a Eboli: il progresso stesso non è giunto ad Aliano.

Forte è il contrasto tra i contadini e l’autorità: tra i due mondi non c’è dialogo, nessuna possibilità di comprensione. L’autorità infatti è vista principalmente come un tiranno capriccioso. Emblematico è l’episodio in cui viene impedito a Levi, medico laureato, di esercitare la professione nonostante i contadini lo adorino. Anzi, probabilmente è proprio per questo motivo che spingerà il podestà a intervenire per ripristinare il giusto ordine delle cose (in questo caso, per ristabilire l’autorità dei vecchi medici del paese). E la distanza tra i due mondi non fa che aumentare.

Per i contadini quindi lo Stato è solo un’entità astratta, nemica, una città lontana che di tanto in tanto si fa viva per reclamare le tasse che le spettano. Per i signorotti locali lo Stato invece è solo uno strumento come un altro per dare sfogo al proprio desiderio di potere:

Il vero nemico, quello che impedisce ogni libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai contadini, è la piccola borghesia dei paesi. È una classe degenerata, fisicamente e moralmente: incapace di adempiere la sua funzione, e che vive di piccole rapine e della tradizione feudale. Finché questa classe non sarà sopressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema meridionale.

Narrato con distacco, quasi col fare dello studioso all’opera, è un libro che ho adorato dall’inizio alla fine. Troppe le cose che iniziano a girare per la testa dopo averlo letto, tante le cose da dire ma ben presto ci si rende conto che ogni tentativo di esternalizzare il tutto in un flusso coerente di frasi è inutile: Cristo si è fermato a Eboli è un libro che va letto, a ogni costo.



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