Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Emma", Jane Austen

31/01/2015 14:00  0 commenti  Alessandro

Inizialmente non avevo una buona opinione del romanzo, mi pareva un po’ banalotto e distante dalle mie solite letture. Per di più Emma è irritante, suo padre pure e l’ipocrisia dell’ambiente mi dava i nervi!

La Austen stessa, iniziando la stesura del libro, disse “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa!”. Insomma, già dall’incipit, in cui in Emma viene descritta come la perfezione in persona, capiamo il tono del romanzo!

Emma Woodhouse, bella, brillante e ricca, con una casa accogliente e un buon carattere, sembrava unire alcune delle migliori benedizioni dell’esistenza; e aveva vissuto per quasi ventuno anni nel mondo con poco di cui angosciarsi o irritarsi.

Ad un livello più superficiale Emma è la storia di una ricca ragazza viziata che si diverte a combinare matrimoni e che guarda tutti dall’alto al basso (la sua è una delle famiglie più antiche e importanti della zona). E in effetti Emma è una ragazza viziata convinta della sua superiorità ma è, più semplicemente, figlia del suo tempo.

Il significante quindi si trasforma: non è più una storiella di matrimoni ed equivoci ma diventa un realistico spaccato della società dell’epoca (siamo a Highbury, vicino a Londra, agli inizi del diciannovesimo secolo). La classe sociale in cui si nasce segna le persone in modo indelebile e anche se una certa mobilità è possibile nulla può nascondere quel marchio. È il caso del signor Cole: agiato commerciante fattosi dal nulla che proprio per questo motivo viene privatamente disprezzato (mentre pubblicamente vale il “buon viso a cattivo gioco”).

Proprio l’importanza dell’apparenza, del come si viene visti/considerati dagli altri porta tutti a comportarsi in modo falso e ipocrita.

Mi aspettavo un romanzetto banale e ho trovato invece una lettura interessante e per certi versi appassionante, sicuramente di Jane Austen leggerò anche qualcos’altro! :)



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