Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "Niente di nuovo sul fronte occidentale", Erich Maria Remarque

17/11/2014 21:59  0 commenti  Alessandro

Ho finito Niente di nuovo sul fronte occidentale pochi giorni fa e senza ombra di dubbio posso dire che si tratta di uno dei libri più emozionanti che abbia mai letto.

Decisa dai potenti, combattuta da poveracci contro altri poveracci: questa è la guerra e Remarque ce la descrive in tutta la sua brutalità.

È la storia di Paul Bäumer, giovanissimo studente che con alcuni amici parte volontario per il fronte francese, sotto pressione della propaganda tedesca. Paul è l’alter ego di Remarque: egli stesso infatti combattè sul fronte occidentale, dove fu più volte ferito. Questo libro è una sorta di romanzio-diario di quei giorni.

Convinto di vivere una bella avventura ben presto si rende conto di quanto si sbagliasse: al fronte la guerra si mostra in tutto il suo orrore di morte e distruzione.

Giorno dopo giorno la vita in trincea prosegue con indifferenza e rassegnazione: ogni soldato sa benissimo che ogni istante potrebbe essere l’ultimo. Il tempo della spada è finito, ora è il tempo della mitragliatrice, delle granate e dei gas velenosi.

Sopra di noi pende il caso. […] Per puro caso posso essere colpito, per puro caso rimare in vita. In un ricovero a prova di bomba posso essere schiacciato come un topo e su terreno scoperto posso resistere incolume a dieci ore di fuoco tambureggiante. Ciascuno di noi resta in vita soltanto in grazia di mille casi; perciò il soldato crede e si fida solo del caso.

La scrittura è semplice: niente paroloni, niente giri di parole, niente buonisimi ma solo la cruda realtà. Nulla è lasciato all’immaginazione: il campo di battaglia ricoperto da montagne di (pezzi di) cadaveri, i feriti con il ventre squarciato da una granata esplosa troppo vicina o gli intossicati dai gas che agonizzano sputando pezzi dei propri polmoni… Immagini terribili ma nella terra di nessuno erano la normalità.

Una delle prime azioni di guerra descritte è un bombardamento inglese durante la stesura del filo spinato. Il ritmo è veloce, incalzante e la descrizione è fatta così bene che sembra quasi di assistervi in prima persona. Nel momento in cui qualcuno urla “Gas! Gas!” è quasi istintivo portarsi una mano sul viso. Pezzo da cardiopalmo.

Ci sono anche momenti più tranquilli ma non per questo meno significativi. Per esempio, per un breve periodo Paul torna a casa in licenza e questo ci dà l’occasione di vedere il “dietro le quinte” della guerra: la propaganda all’opera e le chiacchiere da bar dei signorotti del paese.

“Dovreste farla un po’ finita con quella vostra guerra di posizione. Date una buona scoppola a quelle canaglie, e avremo la pace”.
Gli rispondo che a nostro avviso non è possibile aprire una breccia nel fronte nemico. Quelli là hanno troppe riserve. Inoltre la guerra è alquanto diversa da ciò che qui si immagina. Ma lui ribatte con sussiego, e mi dimostra che io non ne capisco nulla.

Morale alle stelle, cibo in abbondanza e grandi feste dopo gli attacchi: questa è la guerra raccontata dalla propaganda ai cittadini. Paul infatti è visto come un gran privilegiato: lui almeno ha da mangiare.

Altra parentesi è il periodo passato da Paul all’ospedale militare, a causa di una grave ferita. Anche questa è un’occasione per mostrarci la guerra da un’altra angolazione.

Non si può comprendere come sopra corpi così orribilmente lacerati ci siano ancora volti umani […] E pensare che si tratta di un ospedale solo: e ve ne sono centinaia, migliaia uguali, in Germania, in Francia, in Russia! […]
Soltano l’ospedale mostra che cosa è la guerra.

Fa riflettere, non è la guerra che leggiamo nei libri di storia. È uno di quei libri che chiunque dovrebbe leggere e fissare nella memoria.

Lettura altamente consigliata.



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