Di questo libro e degli altri Alessandro Cocco

Recensione "La boutique del mistero", Dino Buzzati

10/11/2014 22:00  0 commenti  Alessandro

Eccomi qua, dopo la dovuta introduzione si parte con la prima recensione! La voglio dedicare a un autore italiano che ho (ri)scoperto di recente, Dino Buzzati.

Vi avviso: è la prima recensione che pubblico online, chiedo scusa per eventuali strafalcioni, migliorerò col tempo (spero!) :D

Il primo incontro con Buzzati avvenne nell’estate di otto o nove anni fa, ai tempi del liceo: la boutique era uno dei libri da leggere durante le vacanze. Lo recuperai dalla biblioteca del mio paesino e nonostante si trattasse di un compito lo lessi molto volentieri. Ricordo che la bibliotecaria mi portò il libro con un leggero imbarazzo e mi guardò anche male. Probabilmente avrà pensato che mi stessi dedicando a letture zozze (e probabilmente fu anche il pensiero di mia madre quando vide la copertina di quell’edizione XD).

A fine luglio, mentre ero in libreria con la mia ragazza, casualmente mi cadde l’occhio proprio sulla boutique. Senza pensarci troppo comprai il libro con l’intenzione di rileggerlo il prima possibile. Ogni volta che ci provavo però non riuscivo a partire, come se avessi paura di sciuparmi la lettura leggendolo nel momento sbagliato. Per quasi tre mesi il libro restò in attesa nella mia libreria (nel frattempo ho letto, sempre di Buzzati, Il deserto dei tartari, di cui magari parlerò prossimamente).

Bastano poche pagine per trovarsi immersi in quell’atmosfera surreale, maliconica, a tratti angosciante, che ci accompagnerà in tutti i 31 racconti di questa raccolta.

Buzzati si ispira alla quotidianità per scrivere delle storie semplici e surreali ma ricche di significati. I temi trattati sono vari: la paura per l’ignoto e il diverso, l’effimerità della vita e la paura della morte, la ricerca di sé, le diseguaglianze sociali e la religione, giusto per citarne alcuni. Ma vero protagonista è il destino: ineluttabile, spesso beffardo, rende il lieto fine un evento raro.

Uno dei racconti che ricordavo con angoscia dalla precedente lettura era Sette piani, in cui un’incredibile serie di coincidenze, eventi casuali ed errori porteranno il protagonista verso un tragico epilogo. La discesa attraverso i sette piani della clinica e il desiderio di tornare ai piani superiori altro non è che la metafora dello scorrere di una vita passata a lottare contro il destino, senza successo. Bellissime e molto poetiche le ultime righe:

Ma come mai la stanza si faceva improvvisamente così buia? Era pur sempre pomeriggio pieno. […] Voltò il capo dall’altra parte, e vide che le persiane scorrevoli, obbedienti a un misterioso comando, scendevano lentamente, chiudendo il passo alla luce.

Mentre in Sette piani si lotta contro il destino, ne Il mantello lo si accetta con rassegnazione:

“Devo andare, mamma” ripetè lui ancora una volta, con disperata fermezza. “L’ho già fatto aspettare abbastanza. Ciao Anna, ciao Pietro, addio mamma.”

Uno dei miei racconti preferiti è Qualcosa era successo.

Il treno sta viaggiando verso nord ed essendo un direttissimo non fa fermate intermedie. Ogni persona scorsa dal finestrino pare sconvolta, le stazioni attraversate sono piene di gente apparentemente in panico e i treni che sfrecciano in senso opposto sembrano pieni di profughi in fuga.

Ora le strade formicolavano di veicoli e gente, tutti in cammino verso il sud. Rigurgitanti i treni che ci venivano incontro. Pieni di stupore gli sguardi di coloro che da terra ci vedevano passare, volando con tanta fretta al settentrione. E zeppe le stazioni. Qualcuno ci faceva cenno, altri ci urlavano delle frasi di cui si percepivano soltanto le vocali come echi di montagna.

Nessuno a bordo sa cosa sia successo, unico indizio un pezzo di giornale con la scritta IONE. Intanto il treno prosegue verso la sua destinazione (e l’ansia cresce riga dopo riga).

Verso una cosa che finisce in IONE noi correvamo come pazzi, e doveva essere spaventosa se, alla notizia, popolazioni intere si erano date a immediata fuga. Un fatto nuovo e potentissimo aveva rotto la vita del Paese, uomini e donne pensavano solo a salvarsi, abbandonando case, lavoro, affari, tutto, ma il nostro treno no, il maledetto treno marciava con la regolarità di un orologio […]

Il treno, col suo procedere obbligato dai binari, è secondo Buzzati la metafora perfetta della vita: sempre avanti, spinti dal destino inesorabile. Sappiamo dove stiamo andando ma non verso cosa stiamo andando. L’ho trovato molto suggestivo.

Per concludere questo mio primo sproloquio (sì, questo significa che ce ne saranno altri) non posso che consigliare la lettura di questi 31 racconti di magia quotidiana (mi è sempre piaciuto questo sottotitolo, peccato non sia più riportato), difficile restarne delusi.

Ognuno di questi racconti è in grado di emozionare, di far pensare e ci lascia qualcosa dentro. Consigliatissimo!



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